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	<title>BIBLIOTECA DI GIANO Archivi | Gangemi Test</title>
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		<title>Giardino romantico in Italia tra ’700 e ’800</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jan 2001 13:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Biblioteca di Giano ideata da Enzo Bentivoglio Questa pubblicazione presenta i più importanti scritti teorici italiani sul giardino romantico, spesso citati, ma mai editi integralmente in tempi recenti. Ippolito Pindemone e Melchiorre Cesarotti sul piano letterario rivendicano a Torquato Tasso la prima descrizione di un giardino romantico. Luigi Mabil invece condensa nelle sue relazioni ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Biblioteca di Giano ideata da Enzo Bentivoglio</p>
<p>Questa pubblicazione presenta i più importanti scritti teorici italiani sul giardino romantico, spesso citati, ma mai editi integralmente in tempi recenti. Ippolito Pindemone e Melchiorre Cesarotti sul piano letterario rivendicano a Torquato Tasso la prima descrizione di un giardino romantico. Luigi Mabil invece condensa nelle sue relazioni alla Accademia di Padova le principali teorie inglesi sul giardino moderno. Egli ricorre alla Hypnerotomachia Poliphili e alla descrizione della Domus Aurea neroniana, secondo la descrizione di Tacito, per trovare antecedenti alla descrizione dei giardini cinesi di Chambers. Un sintomo della diffusione dei modelli aristocratici inglesi in Italia in versione economica e borghese è l&#8217;edizione veneziana del 1805, presso Giuseppe Remondini, della raccolta di modelli di J.G. Grohmann, professore di filosofia a Lipsia, con alcune aggiunte. Del tutto diverso è lo spirito che anima l&#8217;unico trattato sull&#8217;argomento apparso nel Regno di Napoli del nobile Vincenzo Marulli (Napoli, Stamperia Simoniana 1804). L&#8217;arte di ordinare i giardini, che qui presentiamo, è un sintetico manuale urbanistico sull&#8217;uso più moderno del verde nelle città europee: Bath, Londra, Amburgo, Berlino, e Padova. Ma la novità del Marulli rispetto al dibattito teorico italiano ed europeo sul giardino moderno (o romantico) sta soprattutto nell&#8217;importanza data al verde pubblico come elemento urbanistico per disegnare la città, e in particolare la sua Napoli. Per essa, guardando soprattutto alla Germania e all&#8217;Inghilterra, propone una Villa Comunale realizzata da una società per azioni che ne gestirà caffé e ritrovi.</p>
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		<title>Le incisioni del Giangiacomo delle lunette dipinte dal Pinturicchio</title>
		<link>https://test.gangemi.com/prodotto/le-incisioni-del-giangiacomo-delle-lunette-dipinte-dal-pinturicchio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jan 1999 13:08:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Biblioteca di Giano ideata da Enzo Bentivoglio L'insediamento agostiniano di S.Maria del Popolo, localizzato presso l'antica Porta Flaminia, ingresso principale da nord alla città di Roma, nella sua complessa stratificazione storico-artistica consente di leggere, all'interno di un unico monumento, le più alte espressioni dell'arte e dell'architettura nei vari secoli. Fin dalla costruzione della fabbrica ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Biblioteca di Giano ideata da Enzo Bentivoglio</p>
<p>L&#8217;insediamento agostiniano di S.Maria del Popolo, localizzato presso l&#8217;antica Porta Flaminia, ingresso principale da nord alla città di Roma, nella sua complessa stratificazione storico-artistica consente di leggere, all&#8217;interno di un unico monumento, le più alte espressioni dell&#8217;arte e dell&#8217;architettura nei vari secoli. Fin dalla costruzione della fabbrica quattrocentesca la chiesa assunse un particolare interesse popolare per il legame istaurato tra il positivo albero della Quercia (il rovere, emblema di Sisto IV della Rovere) che veniva a sovrapporsi al funesto albero del noce, infestato dai demoni, che la tradizione voleva nato sulla tomba di Nerone e bruciato da Pasquale II, al quale si deve la costruzione di una prima chiesa medievale dedicata a S.Maria del Popolo. La tradizione vuole che il sito della tomba di Nerone sia lo stesso dell&#8217;altare con l&#8217;immagine della Madonna, che nel Quattrocento si trovava nella pala marmorea del Bregno e la leggenda appare ricordata nelle scene di stucco dorato dell&#8217;arcone seitentesco che sovrasta l&#8217;attuale altare maggiore. La presenza documentata di artisti, architetti, scultori, pittori, decoratori, che nel complesso agostiniano hanno lasciato opere di primaria importanza, ha suscitato un interesse continuo nel tempo. Ricordiamo l&#8217;opera di Bramante «nell&#8217;accrescimento della cappella maggiore» (Vasari) assolutamente evocativa delle valenze spaziali dell&#8217;antichità, antefatto e verifica della più complessa soluzione bramantesca per il coro della nuova basilica di S.Pietro. Le varie cappelle e la volta del coro affrescate dal Pinturicchio, i tabernacoli, gli altari, i monumenti sepolcrali, costituiscono un insieme che ha condotto Jacob Burckhardt a dichiarare che «tutto un museo di sculture si trova in S.Maria del Popolo» ove è concentrata «la serie inconfondibilmente più numerosa di tombe (da quando S.Pietro è stato privato da questo suo ornamento) ». Sono presenti i nomi prestigiosi del Bregno, di Andrea Sansovino, e per quest&#8217;ultimo i suoi due capolavori: i monumenti sepolcrali &#8220;gemelli&#8221; del cardinale Ascanio Sforza e del cardinale Girolamo Basso della Rovere, che «rappresentano indubbiamente l&#8217;ultima e più alta forma che possa essere raggiunta nella tomba murale concepita architettonicamente». Andrea Bregno affida ad una pala marmorea la propria disperazione per la morte del figliolo in una iscrizione quasi inaccessibile alla vista, nell&#8217;originario altare maggiore realizzato per il cardinale Rodrigo Borgia, oggi conservato in Sacrestia. Andrea Sansovino affida ai basamenti su cui &#8220;riposano&#8221; i cardinali Sforza e Della Rovere la propria celebrazione. Il banchiere Agostino Chigi diviene effettivamente &#8220;magnifico&#8221; quando fa capo a Raffaello (con Lorenzetto e Sebastiano del Piombo) per realizzare il luogo della propria sepoltura, che rappresenta la celebrazione delle eccezionali doti del Chigi, forse ultimo rappresentante del mecenatismo rinascimentale. Le vetrate colorate nel coro, del tempo di Giulio II, inserite nelle finestre a&#8221;serliana&#8221; rimandano al nome di Guglielmo Marcillat, artista francese continuatore della tradizione delle grandi vetrate delle cattedrali gotiche che a detta di Giorgio Vasari fu fatto venire dalla Francia «per ordine di Bramante». Il XVII secolo si manifesta con i quadri del Caravaggio, e si esalta con gli ammodernamenti della chiesa progettati dal Bernini e con la severità cromatica della cappella Cybo, contrappunto tardo barocco del gioioso classico fasto della Cappella Chigi di Raffaello. Il Bernini raddoppia la quantità di luce penetrante all&#8217;interno della nave maggiore, annullando il valore individuale delle singole membrature architettoniche attraverso la costruzione di una cornice continua accogliente le figure delle sante, poste sugli estradossi degli archi e gli angeli esaltanti lo stemma Chigi nell&#8217;arco che precede il transetto, che partecipano allo spettacolo offerto al visitatore. L&#8217;imponente altare maggiore, costruito sotto Urbano VIII, a sostituzione dell&#8217;altare quattrocentesco, farà convergere su di sé l&#8217;interesse, annullando lo spazio architettonico della tribuna nei suoi valori tridimensionali e riducendolo ad un astratto valore chiaroscurale di fondale. Le varie ipotesi progettuali del Valadier, che investono la Chiesa e il Convento annesso, si datano dal 1793, quando la prima scampa ad un &#8220;accorciamento&#8221;, il secondo è demolito per far posto alla nuova sistemazione urbanistica della piazza del Popolo (1811). Il volume di cui presentiamo la ristampa riproduce le incisioni degli affreschi esistenti nel chiostro grande del Convento agostiniano effettuate dal Giangiacomo prima della demolizione; Fausta Gualdi ne offre una prima lettura.</p>
<p>Enzo Bentivoglio e Simonetta Valtieri, Professori Ordinari di Storia dell&#8217;Architettura nella facoltà di Architettura di Reggio Calabria, sono autori di opere inerenti in particolare il periodo rinascimentale a Roma. Il loro libro S.Maria del Popolo a Roma, con un&#8217;appendice di documenti inediti sulla Chiesa e su Roma (Roma 1976) costituisce ancora oggi il riferimento principale sulla chiesa agostiniana.</p>
<p>Fausta Gualdi, Professore titolare di Storia dell&#8217;arte nella facoltà di Architettura di Roma &#8220;La Sapienza&#8221; dal 1976, esperta di pittura umbra, è autrice della monografia Giovanni di Pietro detto lo Spagna, Spoleto 1984 e di molti altri studi, specialmente sulla pittura del Rinascimento.</p>
<p>L'articolo <a href="https://test.gangemi.com/prodotto/le-incisioni-del-giangiacomo-delle-lunette-dipinte-dal-pinturicchio/">Le incisioni del Giangiacomo delle lunette dipinte dal Pinturicchio</a> proviene da <a href="https://test.gangemi.com">Gangemi Test</a>.</p>
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		<title>Architettura greca e romana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Segreteria Gangemi Editore spa]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Dec 1969 23:00:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Collana Biblioteca di Giano ideata da Enzo Bentivoglio Questa pubblicazione presenta l'apparato iconografico dei fascicoli dedicati all'architettura greca e romana della Kunstgeschichte in Bildern, una delle prime grandi imprese editoriali nel campo della divulgazione storico-artistica, promossa dall'editore Alfred Kröner di Lipsia all'inizio del secolo. Attraverso numerose riedizioni, il testo e le immagini della Kunsgeschichte in ...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Collana Biblioteca di Giano ideata da Enzo Bentivoglio</p>
<p>Questa pubblicazione presenta l&#8217;apparato iconografico dei fascicoli dedicati all&#8217;architettura greca e romana della Kunstgeschichte in Bildern, una delle prime grandi imprese editoriali nel campo della divulgazione storico-artistica, promossa dall&#8217;editore Alfred Kröner di Lipsia all&#8217;inizio del secolo. Attraverso numerose riedizioni, il testo e le immagini della Kunsgeschichte in Bildern godettero di un&#8217;ampia diffusione nei paesi di lingua tedesca fino alla seconda guerra mondiale e oltre. La parte dell&#8217;opera concernente l&#8217;arte classica fu affidata a Franz Winter (1861-1930). Per la vastità e l&#8217;accuratezza della selezione operata dall&#8217;autore, la raccolta d&#8217;immagini della Kunstgeschichte in Bildern costituisce una sorta di atlante di storia dell&#8217;architettura antica tuttora di grande utilità come supporto didattico. Quanto al problema della tenuta storica delle ipotesi ricostruttive ­ che inevitabilmente risultano in alcuni casi superate ­ va detto che l&#8217;approccio a elaborati grafici &#8216;datati&#8217; può costituire per gli studenti, informati e guidati dal docente, una buona occasione di riflessione sulla relatività delle acquisizioni scientifiche, e una sollecitazione a verificare in prima persona il progresso delle conoscenze nei vari ambiti di ricerca.</p>
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