

31 marzo-18 aprile, Galleria Russo, via Alibert, 20 – Roma. Mostra del catalogo OSVALDO PERUZZI. FUTURISMO, GEOMETRIA E COLORE, Gangemi Editore
31 marzo-18 aprile, Galleria Russo, via Alibert, 20 – Roma. Mostra del catalogo OSVALDO PERUZZI. FUTURISMO, GEOMETRIA E COLORE, Gangemi Editore
31 marzo-18 aprile, Galleria Russo, via Alibert, 20 – Roma. Mostra del catalogo OSVALDO PERUZZI. FUTURISMO, GEOMETRIA E COLORE, Gangemi Editore
La Galleria Russo presenta la mostra Osvaldo Peruzzi. Futurismo, geometria e colore, a cura di Massimo Duranti, dedicata a una delle figure più originali e autonome del Futurismo italiano e dell’Aeropittura, della maturità futurista, e della consapevolezza avanguardista. Peruzzi è presente alla Biennale di Venezia del 1934, 1936, 1938, 1940 e 1942, alla Quadriennale d’arte nazionale di Roma del 1935, 1939, 1943, 1955 e del 1959 e alle mostre itineranti futuriste in Europa. L’esposizione propone un percorso attraverso momenti significativi della produzione dell’artista, dagli anni Trenta fino alle ricerche più mature, restituendo la complessità di una poetica fondata sull’equilibrio tra dinamismo futurista, costruzione geometrica e tensione cromatica, sempre orientato su “scenari ultraterreni”.
Il progetto espositivo mette in luce la ricerca di Peruzzi intorno alla sintesi tra forma e percezione interiore, principio espresso nel Manifesto della Plastica dell’Essenza Individuale (Volterra, 11 agosto 1941), nel quale l’artista afferma la necessità di superare la mera rappresentazione per cogliere l’essenza psicologica ed emotiva del soggetto. La pittura diventa così uno spazio di traduzione visiva degli stati d’animo, costruito attraverso strutture geometriche e rapporti cromatici dinamici. Come afferma Duranti in catalogo, «Prampolini stava già esplorando da tempo l’“Idealismo cosmico” superando, dopo il “Futurismo di terra”, quello del dinamismo della macchina, così da me definito, e superando anche quello dell’aria con l’Aeropittura. Depero era sempre più impegnato col suo meccanicismo a sviluppare la pubblicità e il ludico. Dottori stava elaborando il cosiddetto “nuovo paesaggio moderno” così come definito da Guido Ballo13, stemperando le arditezze aeropittoriche. Peruzzi sviluppa una “nuova figurazione dello splendore geometrico” mantenendo integro il geometrismo fondato sulle piene cromie in un palinsesto di immagini con ridotta insistenza sintetica, ma intatta ricerca dell’essenza, sia essa di figure, che di paesaggio in accattivanti contesti narrativi.»
In questo contesto vengono assunte le lezioni paesaggistico-aeroplanica dottoriana e quella cosmico-idealistica prampoliniana, «la bellezza del volo in quanto elevazione su orizzonti sorprendenti, dove l’artista si colloca come parte stessa di tale esperienza e non come semplice osservatore. Aeropittura di partecipazione, dipingendo come se ci si trovasse immersi nell’elemento aria, divenendo un’unica essenza col principio del volo in quanto innalzamento spirituale», osserva Baffoni.
Particolare rilievo assume il tema della città moderna, interpretata come organismo vivo e pulsante. Dalle visioni urbane italiane alle vedute della metropoli americana (Summer Manhattan Twilight, 1943, olio su tela cm, 93×75,5), la dimensione urbana si trasforma in un campo di sperimentazione visiva in cui simultaneità, movimento e percezione aerea trovano una sintesi originale. Le composizioni dedicate ai grattacieli e al volo testimoniano la piena adesione di Peruzzi alla stagione dell’Aeropittura, reinterpretata attraverso un linguaggio personale, rigoroso e lirico al tempo stesso.
La mostra riunisce dipinti, opere su carta e materiali documentari che consentono di approfondire il percorso umano e artistico di Peruzzi, evidenziandone il ruolo centrale nel panorama del Futurismo della seconda generazione e la continuità della sua ricerca nel secondo dopoguerra, in equilibrio tra viaggi cosmici, macchine volanti dirette verso orizzonti sconosciuti, accostandosi a certe suggestioni spazialiste ma tenendo fede alla lezione futurista.
L’esposizione è accompagnata da un catalogo pubblicato da Gangemi Editore con saggi critici di Massimo Duranti e Andrea Baffoni, Rachele Chiarelli e Beatrice Falcione, che analizzano l’evoluzione stilistica dell’artista e ne contestualizzano la produzione all’interno delle vicende del Futurismo storico e delle successive ricerche astratto-geometriche italiane.
Periodo di apertura: 31 marzo – 18 aprile 2026
Sede: Galleria Russo, via Alibert, 20 – Roma
Orari: lunedì dalle 16.30 alle 19.30; dal martedì al sabato dalle 10.00 alle 19.30
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